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Le mamme quando parlano tra di loro di cosa parlano?
No, no ragazzi, non parlano solo dei figli.
Questo è un post che parla di una mamma libera professionista,
di biscotti fatti con il bimby e di “jamm bell” ragazze, fatelo!

Sottofondo musicale -> https://youtu.be/UmFFTkjs-O0

Prima di pubblicare un post mi domando sempre:
le persone potrebbero voler leggere quello che scrivo
e in qualche modo può servire la mia piccola realtà?
Poi mi ricordo che scrivere serve a me, alla mia vita ed alla mia attività.
Cerco di raccontare il reale di quello che è il mio lavoro ogni giorno, senza falsificare,
non potrei parlare solo di bellezza e amore per la fotografia senza sapere quanto
sia necessario anche tenere ben a mente i conti ed i numeri se questo è il mio lavoro.
Ho delle idee ben chiare sulla vita da mamma e libera professionista,
vivo da 3 anni questa condizione quindi ho deciso di parlarne per
incoraggiare quelle donne che vorrebbero, ma pensano che non possono,
vorrei farlo però esponendo quella che è la “mia verità” che non è universale,
ma potrebbe essere un piccolo faro di speranza o comunque un promemoria
per me quando lo rileggerò tra qualche anno.

Well.

Avevo un sogno e volevo si avverasse prima dei miei 40 anni, il mio sogno era avere uno studio
fotografico con camera oscura. Dopo anni da freelance volevo un luogo fisso tutto mio.
Quando ho deciso di mettere in pratica quello che desideravo lavorativamente ero incinta.
Non l’ho detto a nessuno, lo nascondevo anche a me stessa, perché avevo paura,
ma poi dopo una serie di eventi molto negativi, ho deciso che non potevo aspettare
il momento perfetto. Ma esiste il momento perfetto?
Le parole delle persone che mi erano intorno non erano incoraggianti, ma anzi catastrofiche.

Come fai con un bambino così piccolo? Come fai se tuo marito vive in un’altra città?
Questo settore è già saturo, etc etc etc.

Mio figlio mi guardava con i suoi occhi giganti,
io morivo di amore per lui e di desiderio di voler fare, creare.
Che mamma volevo essere per questa creatura?
Sarei stata una buona madre anche lavorando per molte ore al giorno?
Non lo sapevo, non avevo avuto una mamma lavoratrice
quindi non potevo contare sulla mia esperienza di figlia o sul suo consiglio.
Non lo sapevo come avrei fatto, ma lo volevo così fare, che ho fatto in modo che potessi farlo.
Diciamo che dopo il parto ho avuto una fase di energia e di forza che mi sembrava soprannaturale e pericolosa.
Ho investito un bel risparmio cercando di non chiedere prestiti e di iniziare senza debiti,
fatto che mi sembrava necessario, che soprattutto sembrava necessario al mio business plan.

Ragazze prima di avviare una qualsiasi cosa, il business plan è necessario, non basta l’amore per il proprio lavoro. Una cosa è una passione, un hobby, altra cosa è fare sul serio, avere un’attività che si sostiene. Se la tua attività non è sostenibile, non è perché non ci hai messo l’amore ma perché forse non hai fatto dei calcoli necessari.

Ho fatto tantissimi errori, ho lavorato tantissimo, ho pianto anche tantissimo, ho dormito pochissimo, dopo pochi mesi volevo mollare, era tutto difficile, ma nel corso dei fatti ho capito che io adoro le sfide, quando le cose si mettono difficili io prendo in mano la situazione e trovo soluzioni.

La soluzione è stata semplificare.

Come?
Capire quanto lavoro potevo realmente fare in base alle ore effettive che potevo lavorare
prima di andare a prendere mio figlio a scuola.
Capire quante cerimonie potevo fare senza poi affogarmi di lavoro da produrre e consegnare.
Capire se potevo fare attività nello studio che non mi portassero via la notte o per giorni interi.

Nel semplificare ho deciso che fino a quando Lorenzo non compirà 5 anni io farò solo un numero ben preciso di cerimonie.
Fino alla fine del 2020 non prenderò matrimoni fuori Campania.

Questa decisione l’ho presa sempre in base alla mia esperienza,
quando Lorenzo era piccolo, aveva appena 1 anno, sono partita 3 giorni per un matrimonio fuori regione.

Sono stata malissimo sia durante il lavoro che per molte settimane dopo.
Il senso di colpa mi stava divorando.
Ed ecco che davanti al problema ho trovato mille soluzioni.
Sì per amore di mio figlio, ma anche per amore del mio lavoro.

Non volevo che il mio sogno diventasse un incubo.

Ora dopo 3 anni da mamma. posso dire  che è molto difficile quando si è nella fase della prima cura di un figlio, cioè nel periodo zero 3 anni, ma poi dopo le cose vanno in discesa.
Ho capito che quando ho bisogno di soluzioni devo rivolgermi a professionisti e no alla vicina di casa o alle persone negative di natura, non bisogna farsi consigliare da chi non sa niente della tua condizione.

Online c’è grande materiale di scambio, reti di donne in proprio, disposte a dire la verità sulle difficoltà ed a parlare di cose da fare, che non vuol dire risolvere, ma almeno provare a fare meglio o a far in modo che le cose possano funzionare con figli, lavoro, casa, marito, amici, tempo libero.

Lorenzo va al nido, quando non c’è suo padre cerco di non prendere appuntamenti, non mi va che oltre al nido ci debba essere anche una baby-sitter, quindi preferisco chiudere lo studio e passare tempo con lui. Abbiamo scelto di vivere in una casa piccola, vicino allo studio, non ho la signora delle pulizie ma sopravviviamo anche se la casa è in disordine.

Il tempo per i biscotti lo troviamo sempre perché la pasta frolla la fa il bimby, così quando mi va di fare la mamma che odora di burro, accendiamo il forno, prendiamo le formine ed il gioco è fatto.

La domanda resta costante: sarò una buona madre, starò facendo le scelte giuste?
Non so la risposta, ancora dormo poco, ogni tanto piango, amo mio figlio,
ma soprattutto vivo ancora il mio sogno cercando di non farlo diventare un incubo.

Se stai lì a pensarci, vuol dire che c’è un desiderio.
Quindi prendi la penna, scrivi, sogna in grande, ma fai bene anche i conti, non con i sensi di colpa, ma con il business plan 🙂

Tonia Capriello

Author Tonia Capriello

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